“Un santo pellegrino e taumaturgo percorre le vie dell’Europa Medievale, annunciando al mondo che la vera e unica ricchezza è quella del cuore capace di mettersi a servizio di chi più ne ha bisogno”.

Il testo, ricco di robusti accenti vernacolari che ne colorano gli accenti, è stato scritto nel 1479 da Francesco Diedo, capitano veneziano in Brescia, e conservato presso la Biblioteca Civica Joppi di Udine in una copia settecentesca. Testimonia una fede popolare vivace e fiduciosa nei confronti del buon guaritore che cura dalla peste non solamente le piaghe del corpo, ma soprattutto quelle dell’anima, infettata dal male ben più grave dell’egoismo e dell’indif- ferenza.

L’opera, riadattata per l’occasione nella cornice di una lettura scenica, sembra raccontare in filigrana la società a noi contemporanea, smarrita dal male e bisognosa di ritrovare il senso profondo dello stupore e della meraviglia.

Il progetto e i raccordi narrativi sono a cura di Angelo Floramo. La voce è quella di Massimo Somaglino, la musica di Michele Pucci, due artisti di altissimo livello che regaleranno alla serata l’incanto di un riverbero le cui vibrazioni oggi paiono attualissime e sono capaci di ingenerare stranianti epifanie con i tempi di cui siamo, nostro malgrado, testimoni.

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